Media (dicono di noi)

 

  • Ristabilire dignità al diritto di cronaca secondo il principio di “verità oggettiva” (difesa del Presidente di Sezione di Cassazione Dott. Antonio Esposito)

Da Il Fatto Quotidiano: “Secondo l’atto relativo all’intervista de Il Mattino stilato dagli Avvocati Franco e Alfredo Iadanza e Alessandro Biamonte [difensori del dott. Antonio Esposito], ‘la manipolazione è avvenuta spezzando artificiosamente e arbitrariamente in due parti l’unica risposta che il dottor Esposito stava dando alla domanda di di carattere generale e di natura strettamente tecnico-giuridica ‘Il principio del non poteva non sapere è giuridicamente sostenibile’ ed inserendovi dolosamente la frase mai : ‘Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E qual è allora?’, così da fare apparire che il prosieguo della risposta alla (unica) domanda generale fosse riferita alla domanda specifica sui motivi della condanna mai rivolta al dottore Esposito e alla quale Esposito non aveva mai dato risposta”.

“Il giornale di Caltagirone scriveva: “Il giudice spiega la sentenza: B. era a conoscenza del reato”. Ma nella registrazione il magistrato di Cassazione che ha condannato l’ex premier risponde picche e dice: “Non mi esprimo sulle sentenze”

Il Fatto Quotidiano - Intervista Pres. Esposito

link dell’articolo al Fatto Quotidiano on line: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/04/esposito-nella-bufera-per-una-frase-mai-detta-su-berlusconi-al-mattino-ecco-laudio/1012948/


 

da Il Fatto quotidiano:  Secondo l’avvocato di Esposito, Alessandro Biamonte, a fronte di un’azione risarcitoria per un’intervista così gravemente manipolata (…) appare opportuno in attesa di una decisione dell’Autorità Giudiziaria sospendere o revocare il ‘riconoscimento speciale’ attribuito o da attribuire al Manzo, il quale potrebbe, in sede giudiziaria, tentare di avvalersi di tale riconoscimento conferito dalla Fondazione”. Anche perché “l’intervista è stata gravemente manipolata” e Manzo avrebbe compiuto una “grave violazione deontologica per avere pubblicato un testo difforme da quello concordato e per di più difforme dal colloquio effettivamente avvenuto”.

 

Il Fatto Quotidiano - Premio Ischia (Esposito)

 

Il CSM assolve il Presidente Esposito (da Il Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno)


Repubblica – Edizione di Milano – 20 luglio 2016 – pag. VI.

  • Lufthansa vince il ricorso su Linate. Illegittimo il decreto Lupi.

Arriva una nuova bocciatura — dopo quella dell’Unione europea — per il decreto Lupi che, due anni fa, aveva stabilito l’illegittimità del provvedimento che modificava il rapporto di forza tra gli scali di Linate, Malpensa e Orio, favorendo il primo con una sostanziale liberalizzazione delle rotte. Adesso è il Tar Lombardia che, accogliendo il ricorso del gruppo Lufthansa, annulla quel decreto, rifacendosi proprio alle contestazioni espresse dalla commissione della Ue.

le compagnie contestavano al decreto Lupi di non aver atteso la relazione della
Commissione europea sulla redistribuzione del traffico aereo tra gli scali lombardi, favorendo le compagnie già in esercizio
a Linate. Il decreto, infatti, dà la possibilità alle compagnie aeree di utilizzare il city airport per volare anche da e verso città che non sono capitali europee e che hanno un traffico aereo inferiore ai 40 milioni di passeggeri: una decisione che — nella lettura delle altre compagnie — favorisce Alitalia-Etihad e le compagnie a loro collegate, che hanno salde radici a Linate, come Air Berlin.

Una tesi ribadita dagli avvocati del gruppo Lufthansa (Alessandro Biamonte, Salvatore Vitale e Alfredo Iadanza Lanzaro): «A dispetto del suo dichiarato fine di apertura alla concorrenza, il provvedimento nei fatti si è tradotto in uno strumento che ha ristretto il mercato alle sole compagnie che hanno a disposizione slot su Milano Linate».

La Commissione europea aveva inviato a gennaio le sue deduzioni al governo italiano,
censurando il fatto che non c’era stata — prima della firma del decreto — la consultazione di tutte le parti interessate”.

Repubblica Milano 20-7-2016 pag 6 evidenziata

 

 


“Entro il 31 gennaio il Mercadante deve fornire al governo il piano triennale delle attività artistiche, strumento che sarà valutato per la concessione dei finanziamenti. La posta in gioco è alta: rientrare nei 4 teatri nazionali previsti dal decreto “Valore cultura” dell’ex ministro Bray. C’è da dimostrare una capacità di 240 giornate recitative di produzione e una serie di requisiti tra cui “il 50 per cento del personale amministrativo e tecnico assunto con contratto a tempo indeterminato”. Un parametro noto da oltre un anno, data di pubblicazione del decreto, ma che ha indotto al cda al bando per le 15 assunzioni necessarie solo nell’ultimo mese. Intanto gli esclusi preparano ricorsi in class action… Risultati della prima fase di selezione pubblicati in ritardo, candidati non convocati ai colloqui finali, un componente della commissione valutatrice sostituito: queste le principali contestazioni. «Ma il problema è a monte – spiega Alessandro Biamonte, avvocato di una ricorrente – Non ci può essere certezza sui curricula e le domande di partecipazione pervenute perché lo strumento di trasmissione richiesto era la posta elettronica semplice. Assurdo per un concorso pubblico»“.

Link a Repubblica con dichiarazioni dell’Avv. Biamonte

Repubblica 21-1-2015 pag. 5Repubblica 21-1-2015 pag. 6 Mercadante


 

  • Da  Il Mattino (Piero Treccagnoli):
  • Il Mattino 5-2-2015 Treccagnoli
  • Dal Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno (Gianluca Abate e Titti Beneduce)
  • Perplessità sulle modalità di selezione sono state sollevate anche da Alessandro Biamonte, l’avvocato che assiste tré dei candidati esclusi: «Era necessario un concorso pubblico. E, del resto, è sufficiente leggere lo statuto del Mercadante per appurare che i soci fondatori sono pubblici (Comune, Regione, Provincia), e dunque la natura non è dissimile da quella delle società partecipate che sono sottoposte agli obblighi di pubblicità e trasparenza. La Corte Costituzionale, tra l’altro, ha censurato leggi regionali elusive del pubblico concorso perché consentivano l’inquadramento in società, aziende o organismi della Regione in violazione del principio del pubblico concorso».

Cor Mez 5-2-2015 Mercadante


Debito non onorato aerei sotto sequestro – la Repubblica

debito-non-onorato-aerei-sotto-sequestro-la-repubblica 4-12-2010


La Repubblica (20/6/2016) – Alta Velocità: la rivolta dei pendolari

Repubblica (26/6/2015) : rivolta abbonati per l’obbligo frecciarossa

Il Mattino (2/7/2015) Frecciarossa: la lotteria dei posti. Dateci un’app

Corriere della Sera – Corriere del Mezzogiorno: Frecciarossa Roma – Napoli, chiesto l’intervento dell’Autorità dei Trasporti e dell’Antitrust

Freccia Napoli-Roma, pendolari
chiedono l’intervento dell’autorità
ai Trasporti e dell’Antitrust

La prenotazione obbligatoria anche per gli abbonati manda in tilt i pendolari che firmano a centinaia una petizione e presentano esposto: «Lesi diritti costituzionali»

I pendolari del Comitato Frecciarossa Roma-Napoli, assistiti dall’avvocato Alessandro Biamonte, hanno trasmesso una petizione con richiesta di attivazione di procedimenti istruttori e sanzionatori per i disservizi Trenitalia all’Autorità dei Trasporti e l’Antitrust. La goccia che ha fatto traboccare la bile dei pendolari è stata l’introduzione della prenotazione obbligatoria anche per gli abbonati.

«L’apertura dei procedimenti presso le autorità garanti, che segue la sottoscrizione della petizione da parte di diverse centinaia di abbonati, dopo avere raccolto l’appoggio nei giorni scorsi del sindaco di Napoli de Magistris, del vice presidente della Camera Di Maio e di vari deputati costituisce un ulteriore atto ufficiale volto ad affermare diritti costituzionali irrimediabilmente lesi» dice il comitato in una nota. «L’obbligo ex abrupto introdotto (della prenotazione anche per gli abbonati, ndr) costituisce l’esito di logiche poco attente alle quotidiane problematiche dell’utenza lavoratrice, che si scontrano con una politica commerciale che abdica al ruolo del servizio pubblico negandolo in radice» dice l’avvocato Biamonte. «A farne le spese sono ancora una volta i cittadini, nel duplice ruolo di utenti dei trasporti e fruitori dei servizi assicurati dai pendolari impediti nella libera circolazione, tutti trattati come massa insignificante nell’ambito di astratte logiche aziendalistiche».

La denuncia

Nella denuncia alle autorità antitrust e dei trasporti Biamonte tra l’altro evidenzia che «l’abbonamento dà diritto a “un numero illimitato di viaggi” sulla tratta e che l’introduzione dell’obbligo di prenotazione (senza il quale non si può essere ammessi a bordo)» interviene «a fronte di un numero assolutamente insufficiente di posti e di treni (tutti saturi nelle prime ore del mattino e dunque non prenotabili)», «inopinatamente introdotto da Trenitalia che – oltre a violare diritti costituzionalmente garantiti – così abusa della propria posizione dominante nel mercato» e «configura peraltro una gravissima compressione dei diritti dei passeggeri-lavoratori, ai quali è precluso il raggiungimento dei luoghi di lavoro». Dunque «si chiede che, con la necessaria urgenza imposta dal caso, le Autorità vogliano porre in essere tutti i provvedimenti utili a garantire l’attuazione dei precetti costituzionali lesi».

 24 giugno 2015 | 15:17

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Trenitalia, denuncia dei pendolari
sulla tratta Napoli-Roma
De Magistris: urgono collegamenti

«Da Roma a Napoli non vi sono Frecciarossa dalle 07:35 alle 08:45; questo favorisce un riversamento di lavoratori verso il nord ma non viceversa, contribuendo a uno scollamento sempre più significativo delle economie cittadine»

NAPOLI – «I collegamenti ferroviari sul territorio nazionale non possono vedere sacrificata, per ragioni di mercato, la missione pubblica che rappresentano», dice oggi sul proprio profilo Facebook il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. «La continuità territoriale tra Napoli e Roma è fondamentale per entrambe le economie cittadine. Ogni giorno numerosi lavoratori si riversano da una città all’altra contribuendo alla creazione di una unica comunità territoriale lavorativa. Per questo faccio anche mia la preoccupazione di numerosi pendolari che, in quanto abbonati dei Frecciarossa Trenitalia sulla tratta Napoli – Roma, paventano un depotenziamento della propria mobilità con il nuovo regolamento che vuole la prenotazione obbligatoria. Invito inoltre Trenitalia a potenziare i collegamenti negli orari di punta favorevoli ai lavoratori. Da Roma a Napoli non vi sono Frecciarossa dalle 07:35 alle 08:45; questo favorisce un riversamento di lavoratori verso il nord ma non viceversa, contribuendo a uno scollamento sempre più significativo delle economie cittadine», conclude de Magistris.

La denuncia dei pendolari
E’ l’avvocato Alessandro Biamonte, professionista che lavora tra Roma e Napoli, a girare la lettera-denuncia firmata già da 150 pendolari al CorrMezz, lettera indirizzata all’amministratore delegato di Trenitalia, alla Divisione Passeggeri Long Haul Trenitalia, ai sindaci di Napoli e Roma e ai governatori delle Regioni Lazio e Campania. Eccola: «Siamo un nutrito gruppo di pendolari abbonati della Roma – Napoli via Frecciarossa Trenitalia. Viaggiamo quotidianamente per lavoro dalla Capitale a Napoli. E viceversa. Tra di noi ci sono impiegati, magistrati, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, dirigenti pubblici e privati, docenti. L’Alta Velocità ha rivoluzionato le dinamiche istituzionali, professionali e umane, facendo interagire le nostre comunità, mettendo in rete competenze e contribuendo alla crescita del Paese. Le problematiche sono molteplici e spesso inascoltate da chi gestisce un servizio che, lo ribadiamo, resta PUBBLICO e dunque deve ispirarsi alle sue ineludibili alte finalità. Dal primo luglio si moltiplicano le difficoltà, con il rischio di mettere definitivamente a repentaglio lo spostamento dei lavoratori tra le due metropoli».

«Nemmeno una App»
«Trenitalia, da tale inderogabile data, ha introdotto l’obbligo imprescindibile della prenotazione del posto da effettuare esclusivamente nelle biglietterie o sul portale internet – non esiste neppure un’App – con conseguente divieto di ammissione sul treno per tutti gli abbonati che ne siano sprovvisti e sanzione per chi acceda al treno senza esserne munito – prosegue la lettera -. La novità, apparentemente neutra e falsamente migliorativa, ha subdoli effetti dirompenti in termini pratici, comprimendo il diritto costituzionale alla libera circolazione e impedendo l’esercizio delle nostre attività lavorative: Il numero di treni utili, in prima mattina, è ridottissimo e – specie nei mesi turistici – le carrozze sono sature e impraticabili (e dunque non prenotabili). È concreta, anzi certa, l’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro per quanti sono soggetti a rigidi orari di servizio, soprattutto laddove si consideri che la modifica avviene a numero di treni invariati e che soprattutto nella tratta Roma – Napoli, caratterizzata dalla minore offerta mattutina, il primo e unico treno utile ai fini lavorativi parte da Roma Termini alle ore 7,35 e quello successivo solamente alle 8,45. E’ evidente che i pochi treni – già saturi per la movimentazione di passeggeri occasionali, soprattutto turisti – non potranno accogliere ulteriori passeggeri privi di prenotazione con gravissime e non altrimenti fronteggiabili ripercussioni di natura lavorativa. Viene eliminata elasticità oraria nell’utilizzo dell’Abbonamento, che è la punta di diamante dell’abbonamento “Frecciarossa”, per quanti non sono in grado di prevedere, per ragioni di ruolo professionale ricoperto, l’orario di partenza e sono soggetti a repentini cambi di programma (altro che “Metropolitana d’Italia”!).
«Via la prenotazione obbligata»
«La modalità di prenotazione e di modifica della stessa è lenta e macchinosa, non accessibile mediante App telefonica, oltre a rivelarsi assolutamente incompatibile con una società che impone ritmi lavorativi sempre più incalzanti e variabili, senza considerare che anche la modifica della stessa non è effettuabile nei minuti che precedono la partenza se non sottoponendosi all’incerta giostra della biglietteria presa d’assalto e del terminale “sotto treno” anch’esso insufficiente a fronteggiare la mole di utenti. In breve, riteniamo che una tale iniziativa contravvenga alle elementari regole che sovrintendono alla corretta erogazione del servizio pubblico e che per l’ennesima volta vengano annichiliti i diritti sacrosanti degli utenti lavoratori. Non possiamo tollerare una tale sorda mortificazione e chiediamo che vengano adottati ad horas i necessari correttivi, con la sospensione dell’obbligo di prenotazione, la creazione di un’App telefonica per la prenotazione (da intendersi facoltativa e non sanzionata), e comunque con l’introduzione di ulteriori treni (almeno sulla Roma – Napoli e nella fascia dalle 7,35 alle 8,30). Ai rappresentanti delle istituzioni che ci leggono in copia, consci delle gravissime ripercussioni socio-economiche, chiediamo un ufficiale intervento volto ad affermare il ripristino delle basilari condizioni di garanzia per l’erogazione corretta del servizio pubblico in favore degli abbonati lavoratori».
19 giugno 2015 | 15:50
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Da Il Fatto Quotidiano del 16 ottobre 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/16/il-parroco-anticamorra-fa-causa-alla-gelmini-ha-lavorato-per-la-legalita-senza-retribuzione/164215/

Il parroco anticamorra fa causa alla Gelmini. Ha lavorato per la legalità (senza retribuzione)

Don Luigi Merola ha un contratto con il Miur per la promozione di iniziative sulla legalità nelle scuole. Una lunga serie di trasferte per cui ha pagato di tasca propria, senza mai ricevere un euro in cambio, nonostante i contratti

di Vincenzo Iurillo | 16 ottobre 2011

Napoli – Aveva un incarico di dirigente, un ufficio a Roma presso il ministero dell’Istruzione e persino un badge. Era alle dipendenze dirette della ministra Maria Stella Gelmini, con il compito di promuovere “iniziative rivolte agli studenti per l’acquisizione della cultura della legalità”, come specificato nel decreto di nomina. Ma don Luigi Merola ha lavorato gratis. E dopo aver chiesto invano il rispetto dei contratti firmati, ha deciso di fare causa. Don Merola non è un sacerdote qualunque. Non ama la definizione di ‘prete anticamorra’ che però gli sta addosso come un vestito su misura, cucita sul campo. E’ stato per anni il parroco di Forcella (oggi è parroco alle Brecce) e dal 2004 vive sotto scorta per aver smantellato le telecamere della camorra e per aver girato di nascosto e consegnato al Questore un filmato con cui documentava lo spaccio di droga nel quartiere controllato dal clan Giuliano. Era stato chiamato al ministero per girare le scuole di tutt’Italia ed esportare il suo impegno. Ma non ha mai visto un euro. Anzi, ci ha rimesso. Trasferte lunghe e dispendiose, pagate di tasca propria, per incontrare i giovani e i giovanissimi delle scuole nei luoghi più disagiati del paese. Esperienze di cui don Merola conserva splendidi ricordi sul piano umano, come racconta nel libro Il cancro sociale: la camorra, una sorta di autobiografia degli ultimi anni di questo giovane e coraggioso prete di frontiera che tramite la fondazione ‘A voce de creature’ ha sottratto centinaia di ragazzini dalle insidie della strada e della criminalità. Quelle trasferte per il ministero, però, non sono state riconosciute economicamente di chi lo aveva assunto. “Una pessima figura per il ministro nei confronti di chi sta al servizio della legalità con azioni concrete” commenta l’avvocato Alessandro Biamonte, difensore di don Merola nell’azione legale che il sacerdote ha intentato contro il Miur.

L’avvocato Biamonte ha depositato due diverse istanze di conciliazione, obbligatorie prima dell’inizio della causa vera e propria. Istanze che si riferiscono ai due rapporti lavorativi intercorsi tra don Merola e il ministero, intercorsi a cavallo tra il governo Prodi e il governo Berlusconi, con la ministra Gelmini che, secondo quanto riferito da don Merola in alcuni dibattiti e in brani del suo libro, avrebbe guardato con fastidio alla presenza al Miur di un ‘prete’, per di più ‘ereditato’ dal ministro Pd Giuseppe Fioroni. Un pasticciaccio burocratico che inizia il 10 aprile 2008. Tre giorni prima delle elezioni politiche che sanciranno il trionfo del Cavaliere, il ministero ancora formalmente retto da Fioroni conferisce a don Merola un ruolo di dirigente ministeriale e stipula un contratto triennale di lavoro. Il sacerdote arriva a questo incarico anche grazie all’apprezzamento di ambienti importanti e influenti del Pd napoletano. E’ amico dell’assessore alla Legalità del Comune di Napoli Giuseppe Gambale (Pd), che lo ha sostenuto in numerose iniziative pubbliche. Gambale finirà sotto inchiesta, arrestato insieme a mezza giunta Iervolino e poi assolto in primo grado, per una vicenda di presunti appalti pilotati per favorire l’immobiliarista Alfredo Romeo (assolto anch’egli in primo grado per le accuse più gravi, tranne che per un episodio di corruzione, per il quale gli sono stati inflitti due anni).

Ed appartengono al Pd napoletano i parlamentari che firmano le interrogazioni per sollecitare il rafforzamento della scorta di don Merola, contro il quale si moltiplicano le minacce. Così quando si insedia Berlusconi, lo spoil system del suo governo defenestra pure il prete napoletano. Gli incarichi di questo tipo cessano “decorsi 90 giorni dal voto di fiducia del nuovo governo”, scrive il direttore generale del Miur. La Gelmini, però, decide di recuperarlo e con decreto a sua firma, protocollato AOOUFGAB 100095/GM del 10 dicembre 2008, lo nomina nel proprio ufficio di gabinetto. Tutto ok? Macché. Si moltiplicano i bizantinismi e don Merola non viene pagato, né per il breve periodo del governo Fioroni, né per quel successivo. Prima manca il nulla osta del Cardinale (che comunque arriverà) poi viene opposta la scarsa chiarezza del curriculum e l’assenza del visto della Corte dei conti, che aveva chiesto al ministero chiarimenti mai effettuati. Quest’ultima motivazione, secondo l’avvocato Biamonte, non può durare in eterno: “Ci sono dei termini, di uno e due mesi, abbondantemente scaduti, trascorsi i quali questi atti divengono in ogni caso esecutivi”. Poteva mancare un giallo? Eccolo. Esiste una nota a firma di un vice direttore generale, datata 10 luglio 2009, e relativa al primo incarico, in cui si afferma “che nessun altro incarico è stato attribuito all’interessato”. Come se il decreto della Gelmini del dicembre precedente, tramutato in un contratto il giorno stesso, fosse finito nel nulla.