Il giudicato impone di valutare, non di assentire: riedizione del potere amministrativo, sopravvenienze e limiti della pretesa conformativa. Accolta la nostra tesi.
1 – Il giudicato amministrativo che abbia annullato un precedente diniego per difetto di istruttoria e di motivazione, imponendo all’Amministrazione di istruire l’istanza e di sottoporla alla sede procedimentale competente, non determina, in difetto di puntuale accertamento della spettanza del bene della vita, alcun vincolo conformativo di risultato. Ne consegue che, ove residui un potere tecnico-discrezionale, la successiva determinazione negativa assunta all’esito della rinnovata istruttoria non è nulla per violazione o elusione del giudicato, ma costituisce nuovo esercizio del potere amministrativo, sindacabile soltanto per vizi propri.
2 – È legittimo il giudizio di non idoneità di un’area a ospitare un insediamento commerciale di rilievo sovracomunale quando la Conferenza dei servizi, in attuazione del giudicato, abbia esaminato i profili tecnici rilevanti — dimensioni dell’area, caratteristiche del fabbricato, viabilità, traffico, parcheggi, sostenibilità territoriale, coerenza urbanistica e programmazione commerciale — e abbia ritenuto il progetto originario non più compatibile con il mutato contesto ambientale, infrastrutturale, urbanistico e normativo.
3 – La sopravvenienza favorevole rappresentata dal miglioramento della viabilità non impone, di per sé, l’esito favorevole del procedimento, ove il progetto originario risulti non contestualizzato rispetto alla nuova realtà territoriale e carente dei requisiti oggi necessari per l’approvazione, inclusi quelli relativi alla sostenibilità ambientale e territoriale. Continua a leggere Il giudicato impone di valutare, non di assentire: riedizione del potere amministrativo, sopravvenienze e limiti della pretesa conformativa. Accolta la nostra tesi.

